[A cura di Sara Bottarelli – Foto Premiere.fr] Arriva, attesissima, la quarta parte della serie La casa di carta, il prodotto tv spagnolo acquistato da Netflix che ha spopolato in tutto il mondo e si conferma fenomeno pop globale. Ma non è tutto perché la serie sembra aver riacquistato punti con quest’ultima stagione, dopo il flop della precedente. Nonostante questo rimane, però, comunque sotto tono rispetto alle prime due, per diversi aspetti. Ma andiamo per ordine.

Dove eravamo rimasti? La terza parte non si era conclusa nei migliori dei modi per la banda dei rapinatori: quella che era iniziata come una missione di salvataggio per recuperare il compagno Rio (Miguel Herran), si trasforma in una e vera propria guerra contro la polizia, con tanto di missili. La situazione si fa sempre più complessa, a causa della mancanza di lucidità da parte del Professore (Alvaro Morte), convinto che la sua amata Lisbona (Itziar Ituňo) sia morta. E per concludere Nairobi (Alba Flores) viene colpita da un cecchino, dritta al petto restando così in fin di vita.

L’ideatore Alex Pina, in questa quarta stagione sembra puntare molto di più sul senso di gruppo e di amicizia che lega i protagonisti, piuttosto che sullo sviluppo del piano per rapinare l’oro della Banca di Spagna. I rapinatori infatti appaiono più coesi e uniti rispetto alle stagioni precedenti, quasi come una grande famiglia, che nonostante le varie liti, si aiuta sempre nel momento del bisogno. Ora più che mai sono messi nelle condizioni di collaborare, insieme infatti dovranno cercare di non farsi uccidere da Gandia (José Manuel Poga), capo della sicurezza del Governatore della Banca di Spagna. Qui la realtà per i protagonisti si fa sempre più cruda e difficile.

Gli episodi sembrano scritti per riuscire a tenere lo spettatore incollato al televisore fino alla fine della stagione. C’è un buon equilibrio tra la suspance e il coinvolgimento emotivo. Questo si evidenzia nella morte di un personaggio, che viene caricata di forte tensione e drammaticità. La storia viene raccontata anche attraverso una serie di flashback, che permettono di approfondire uno dei personaggi più affascinanti della banda: Berlino (Pedro Alonso).

Quello che crea maggior disorientamento, quasi a livello del no sense sono i dialoghi. Alcuni davvero inadeguati all’interno della scena descritta. Non mancano scene da soap opera e irrealistiche, come l’intervento chirurgico di Nairobi, (Tokio riesce a esportargli un pezzo di polmone solo con delle semplici indicazioni). Situazioni forse troppo estremizzate che fanno perdere di qualità e credibilità la storia.

Ed ancora. Sono stati messi in evidenzia personaggi che fino ad ora erano stati tralasciati e messi in secondo piano. Tra questi Marsiglia (Luka Peros), che assume un ruolo rilevante e ironico, diventando una sorta di braccio destro del Professore. Altri invece sono stati sviluppati molto di più a livello ideologico. Questo ha permesso agli spettatori di conoscerli di più ed empatizzare con loro. È il caso della spietata e sopra le righe ispettrice Alicia Sierra (Najwa Nimiri), che rivela della morte prematura del marito. E anche dell’eccentrico e sociopatico Palermo (Rodrigo de la Serna) che si lascia trasportare da un momento di sincerità e tenerezza con il compagno Helsinki (Darko Peric), spiegando che è il dolore che lo ha reso la persona che è.

Non mancano sorprese e colpi di scena in questa stagione, che si conclude con un forte finale aperto, probabilmente voluto per aprire a una quinta stagione. La casa di carta è comunque un buon prodotto televisivo, che si è conquistata una larga fetta di pubblico, l’unica pecca è che probabilmente era stata studiata per iniziare e finire con le prime due parti. Lo storytelling che segue sembra voler a tutti i costi soddisfare le aspettative dei fan, piuttosto che seguire un vero intento narrativo. Detto questo sicuramente nessuno se la perderà. Curiosi di sapere come andrà a finire?