“Sei partita Regina, sei tornata Zarinaâ€, con questo striscione I Balusch hanno accolto il loro amore sportivo, Carolina Costagrande, di rientro a Pesaro da una breve vacanza, in quel di Capri, con la sua amica (ed ex Scavolini) Francesca Mari. E’ stata un’emozione unica e collettiva (al ristorante “La Cuevaâ€, il Covo, neanche a farlo apposta…Pesaro, il suo covo) arricchita dalla fugace apparizione del Presidente Sorbini, che ha voluto salutarla personalmente, e condivisa da una cinquantina di tifosi pesaresi (la più piccola Greta Carolina di soli pochi mesi…). Carolina, fantastica e dolce come sempre, ha avuto un sorriso per tutti; si è prestata per tutte le foto richieste e ha passato, fra la sua gente, tre ore abbondanti in cui non si è risparmiata, assistendo anche a uno spettacolino, in suo onore, della responsabile dei tifosi organizzati pesaresi, Luigia Mazzanti (meglio conosciuta come “Gigiaâ€), travestita da cinesina, prossima tappa della carriera dell’italo-argentina.
Quindi ci è sembrato giusto dare la parola a loro, i tifosi, che l’hanno intervistata per noi…
Gianfranco: Sei esplosa in Italia, sei stata in Russia e adesso ti aspetta la Cina: poi come vedi il tuo futuro?
Carolina: Dopo la Cina il mio obiettivo saranno le Olimpiadi che saranno proprio a ridosso della mia esperienza in Oriente. La scelta è caduta su questo Paese proprio perché il campionato dura solo quattro mesi, senza coppe, e quindi dovrebbe consentirmi di arrivare a Londra 2012 in piena forma. Però sono anche affascinata dalla pallavolo che si gioca lì: sarò allenata dalla Lang Ping e avrò una palleggiatrice del calibro della Kun Feng, già conosciuta nel nostro campionato per aver giocato a Novara. In più troverò anche la mia amica, ‘Kasia’ Skowronska, per ricordare i tanti bei momenti vissuti a Pesaro… Al futuro remoto – riprende dopo un attimo di pausa – non ci ho ancora pensato anche perché si prospetta un’estate lunghissima che culminerà con gli Europei e sono concentrata solo su questo. La Nazionale? E’ un sogno che si realizza: l’ho desiderata tanto e voglio viverla al massimo visto che, proprio in Italia, ho raggiunto i massimi livelli di rendimentoâ€.
Marcello: La cosa più bella e quella più brutta della tua esperienza in Russia.
Carolina: Le più brutte sicuramente il clima, troppo rigido, e le difficoltà incontrate con la lingua. La più bella? Quando mia madre è venuta a trovarmi e, insieme, abbiamo ‘scoperto’ questo meraviglioso Paeseâ€.
Parliamo un po’ di Nazionale: ci pensavi più?
Carolina: Quando coach Barbolini mi ha chiamato, non credevo alle mie orecchie. Per me la Nazionale è un punto di arrivo e, come detto prima, è un sogno che si realizza. La maglia Azzurra ha un fascino particolare e non vedo l’ora di indossarla!
Che ambiente hai trovato? Si vociferava che le “senatrici†potessero non accoglierti bene…
Carolina: “Non ho sentito questo tipo di voci e non so neanche chi le abbia messe in giro – risponde abbastanza stizzita – Ho trovato un ambiente tranquillo, carico al punto giusto e voglioso di raggiungere gli obiettivi che ci si parano davanti. Ho ammirato tantissimo Del Core e Gioli che, nonostante avessero bisogno di un po’ di vacanza, erano già presenti al primo raduno, proprio a testimoniare la voglia che anima questo gruppo.
Gianfranco: Parliamo un po’ della tua esperienza in Russia. Il pubblico è caloroso come in Italia?
Carolina: “La stragrande maggioranza dei tifosi vive la pallavolo in maniera molto distaccata. Poi c’era un gruppetto più affezionato a noi, che ci aspettava fuori dal palazzetto per chiedere autografi e fotografie. Anche le ragazzine, addette alla pulizia del campo, erano molto curiose nei nostri confronti e mi riempivano di bigliettini, scritti in inglese, e pupazzetti di ogni genere. Se ho sofferto? Beh, essendo abituata al vostro calore mi ci è voluto un po’ per ambientarmi ma lo avevo messo in preventivo.
Non sono mancate battute scherzose come quella di Muzio: “Urbino è alla ricerca di una schiacciatrice, saresti disposta ad andare all’ombra dei Torricini?â€.
Carolina: “Peccato, perché ho già firmato. Sarà per la prossima stagione…â€. Risponde tra le risate degli astanti.
Marcello: Ti ha infastidito quando la Hooker ha dichiarato che avrebbe preso il tuo posto nel nostro cuore o ti ha lasciato indifferente?
Carolina: Il rapporto che c’è stato fra noi è unico e, molto probabilmente, irripetibile. Però è giusto che io possa diventare beniamina di qualche altro gruppo di tifosi così com’è altrettanto giusto che voi troviate un nuovo ‘idolo’ da amare (e, a queste parole, si è levato un “no†secco e collettivo – ndr). Però voi tifate e tiferete sempre per la Scavolini e questo è ciò che conta!â€
Gianfranco: Parlavamo della Hooker. Cosa pensi del suo comportamento?
Carolina: Anche se non conosco a fondo nè la vicenda nè lei, penso che sia la meno colpevole di quanto accaduto nella stagione appena conclusa. Quando sei giovane ti fai consigliare, anzi condizionare, da persone che pensi ti vogliano bene e agiscano per il tuo bene. Sono convinta che, un giorno, si renderà conto di aver sbagliato e troverà la forza e l’umiltà di chiedere scusa.
Gianfranco: Ti piacerebbe tornare a Pesaro come dirigente?
Carolina: Non credo che quando smetterò, resterò nell’ambiente. Anche se il nostro mondo, rispetto ad altri sport, è ancora sano non mi ci vedo in un ruolo diverso da quello della giocatrice. Perché, come in tutte le fasi della vita, ci sono momenti difficili che non vorrei rivivere anche se sotto un’altra veste. Oggi la penso così, domani chissà …
Manuel: Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza all’estero, in Cina, in campo e fuori?
Carolina: In campo, penso sicuramente di poter crescere ancora vista la qualità di chi mi allenerà e delle compagne di squadra, anche se non conosco il livello del loro campionato. Di sicuro, so che da quelle parti viene curata molto la difesa e questo, per me, è motivo di grande gioia perché amo molto questo fondamentale. Fuori, forse, avrò qualche difficoltà in più ma mi intrigano le sfide e sono pronta anche a questa nuova avventura.
Ti senti di dire qualcosa sulla Scavolini?
Carolina: Nella vita, come nello sport, ci sono dei cicli che si concludono e bisogna accettarlo, anche se è dura. E’ capitato ad ognuna di noi, che abbiamo fatto parte di questo gruppo d’oro, che tanto ha dato e tanto ha ricevuto da questa esperienza stupenda: la lontananza fa male ma è naturale che ciò avvenga e bisogna farsene una ragione ripartendo da nuove esperienze e nuovi stimoli sia per noi giocatrici, che per voi tifosi, che per la Società stessa.
Renato: Qual è la più bella partita giocata con la Scavolini?
Carolina: Molto probabilmente gara 1 della finale scudetto, del campionato scorso, contro Villa Cortese. Venivamo da un periodo un po’ particolare e, a memoria, non ricordo di aver attaccato così tanti palloni in una partita (finirà con 31 punti nel carniere – ndr). Alla fine, ero stanca morta, con il ginocchio a pezzi: penso che qualcuno (indicando il cielo – ndr) da lassù abbia guidato il mio braccio e mi abbia dato la forza di concludere quella partita. E’ la prima volta che lo dico perché capisco che molta gente possa non crederci ma sono convinta che sia andata veramente così: ero in trance agonistica ma, nonostante tutto, non ero lucida. Devo anche ringraziare le mie compagne che mi hanno aiutato tantissimo sia in quella partita ma anche fuori dal campo perché, personalmente, non stavo vivendo un bel periodo: mi ricordo che un giorno Elke (Wijnhoven – ndr), prima di un allenamento, mi invitò a prendere un caffè per dirmi che la squadra aveva bisogno di me perché mi vedeva cambiata in peggio. A quelle parole mi arrabbiai e replicai che anche loro non erano più le stesse e che, forse, non era soltanto colpa mia. Però ho apprezzato molto quel gesto perché ha avuto il coraggio di dirmi certe cose a quattr’occhi, “scuotendomi†da una situazione che rischiava di compromettere il nostro cammino ai play off. Non lo dimenticherò mai così come quella partita…
Gianfranco: Nella finale scudetto di quest’anno chi vedevi favorita?
Carolina: Non lo dico perché il risultato è acquisito ma vedevo Bergamo leggermente in vantaggio perché era più squadra: percepivo un affiatamento migliore rispetto a Villa Cortese e questo, nell’ambiente femminile, conta tantissimo e può essere determinante per raggiungere un obiettivo. Mi immaginavo che sarebbe stata una serie lunga perché, già nel campionato scorso, avevano dimostrato di equivalersi. Confesso di aver provato un po’ di nostalgia nel vedere Pesaro tagliata fuori dalla finale perché le ultime tre erano state “marchiate†da noi, ma abbiamo assistito a un vero spettacolo, soprattutto in gara 5: complimenti a tutte loro e un pensiero particolare va a Leo (Lo Bianco – ndr) per questa doppia vittoria, nella vita e in campo.
Con questo bel pensiero per una collega si conclude la chiacchierata con Carol che lascia quella che sarà la “sua†gente, per sempre, con gli occhi lucidi perché, nel frattempo, qualcuno intona il canto “Oh mamma, mamma, mamma sai perché…†che accompagnava le sue prestazioni in maglia Scavolini.
Il suo, da Pesaro, non sarà mai un addio…
Fabrizio Bontà – Foto: Federico “Fedo” Pozzoli. Si ringrazia il gruppo dei Balusch




Un commento
Come lei, nessuno MAI!!!!!!!!!!!!!