Categoria: Vivovolley

  • Casalmaggiore in rimonta su Trento, vince ai vantaggi al tie break

    [di Emanuela Macrì – foto Luciano Tamanini] Prima prova casalinga per Davide Mazzanti a IlTqutodianoArena di Trento. In una delle partite possibili per la sua Itas Trentino che nell’anticipo del sabato ospita la Trasportipesanti Casalmaggiore. Formazioni quasi allo specchio, con una prima parte di campionato pieno di difficoltà, un cambio della guardia in panchina e tanta voglia (ma anche necessità) di cambiare ritmo e onda. Un match lungo, i primi due set ai vantaggi, e un ribaltamento di fronti a metà gara. Il tie break è uno spettacolo che lascia il respiro a metà gola che assegna una vittoria da due punti alla formazione ospite. Itas Trentino – Trasportipesanti Casalmaggiore 2-3 (28-26; 26-24; 18-25; 18-25; 15-17)

    Primo set – Avvio con il primo pallone a terra, attacco da seconda linea di Francesca Michieletto e la risposta di Casalmaggiore che con un break (1-4) che preoccupa Mazzanti e vale il primo time out del match. Dialogo che ottiene l’effetto sperato con Trento che prima recupera (4-8) e poi guadagna una parità (8-8). E se sul 18-16 è Lorenzo Pintus a chiamare le sue ragazze a raccolta, il finale prende avvio da un 23-23 che apre a ogni possibilità. A cogliere l’occasione chiudere 28-26 e il pallone a terra di Roslandy Acosta per Trento. Colpo del set; il murone di Rossella Olivotto che ferma il 20-16 e fa chiamare il secondo time out a Pintus.

    Secondo set – Via con accelerata di Casalmaggiore e Mazzanti che al quarto punto consecutivo delle avversarie (0-4) come nella prima frazione di gioco chiama time out. Ma le ospiti non si fermano (3-11 di cui 4 punti a firma di Elena Perinelli, poi MVP della gara) e di nuovo il coach trentino a giocare la carta del tempo discrezionale su un -9 (3-12) che rimane lo svantaggio massimo del resto di un set aggiustato con una rimonta a suon di ace e conferme al video check. Mentre con il muro di Carly Dehoog per il 26-24 porta il primo punto partita a Trento. Il cambio di marcia? I due ace consecutivi di Madeleine Gates (da 5-13 a 7-13) ed il suo buon turno al servizio che fa chiamare time out a Pintus. E ancora il suo terzo, del set, a firmare il 19-19.

    Terzo set: apertura, ancora, con il vantaggio di Casalmaggiore (1-7) con le ospiti a non mollare un colpo fino al 7-14 che porta Mazzanti a radunare le sue giocatrici. Il gioco riparte con una Trento che ritrova la grinta dei primi set (e si ferma sul 10-14 solo per il tempo discrezionale richiesto dalla panchina avversaria). Ma Elena Perinelli, la migliore del sestetto in rosazzurro, e compagne tengono testa alle padrone di casa che sì crescono e accorciano le distanze dall’11-17 al 18-19 ma non basta. Il set, errore di ricezione, è delle ospiti per 18-25. Punto chiave: il servizio di Casalmaggiore e i 4 punti nel fondamentale.

    Quarto set: avvio in sostanziale equilibrio sebbene siano le ospiti ad avere sempre – anche quando minimo – vantaggio. Poi ci pensano un break di 3 punti firmato Lee (da 11-12 a 11-15), il time out di Mazzanti che ricompone umore e gioco, e un errore di Gaia Guiducci che costa il 13-17 e spegne i sogni di gloria. Casalmaggiore vuole il tie break e lo ottiene (18-25). Segni particolari: Simone Lee che mette a terra 8 palloni.

    Quinto set: parte bene Casalamggiore ma Trento recupera, raggiunge le avversarie (8-8) e le supera (11-8).  Ma le ragazze di Pintus non si scoraggiano e con un ace di Malwina Smarzek per il 12-12 rimettono in discussione set e partita. I tre matchball nelle mani delle rosazzurro e il time out di casa aumentano suspence e possibilità. Trento tiene aperta la partita fino all’ultimo ma il pallone decisivo (15-17) è quello schiacciato a terra da Simone Lee.

  • Maja Ognjenović: ritorno in Italia, con sorpresa!

    Maja Ognjenović: ritorno in Italia, con sorpresa!

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Chi si rivede, sotto rete. E che sorpresa le sue parole (ma le riservo per la chiusura dell’articolo!). Un po’ come quelle sue alzate che fino all’ultima frazione di secondo si capisce a chi siano destinate, banda o centro. Un tocco noto, oltre che un volto e un sorriso dolce, quello di Maja Ognjenović che dopo qualche anno è tornata nel massimo campionato di pallavolo femminile italiano. Qualche stagione dopo quella che l’aveva vista militare nelle file della allora Nordmeccanica Piacenza e ancor prima con la Liu Jo  Volley Modena, ora in forza al sestetto della Savino Del Bene Scandicci di Massimo Barbolini.

    Un’offerta a cui non potevo dire di no. Per più motivi. Dopo 7 anni a Istanbul – racconta la regista serba – sentivo che la mia storia nel campionato turco era terminata. Avevo vissuto, ricevuto e dato tanto, forse tutto. Era il momento di investire in un’altra storia.” Di preparare la valigia.

    Il campionato in Turchia è un torneo con poche sorprese: ci sono due o tre squadre ad occupare la testa della classifica. In Italia, invece, il risultato di una partita è più incerto. Così, anche quando affronti squadre che in classifica occupano la metà bassa ti ritrovi comunque a dover giocare al 100% delle capacità. E da quanto ne so, questa è una situazione che esiste solo qui.”

    Atleta di grande esperienza, con un palmares di tutto rispetto – dalle due medaglie olimpiche a quelle mondiali con la maglia della nazionale serba, passando per i successi, coppe e scudetti, con i club – per Maja Ognjenović quello con l’Italia non è mai stato un addio. Tornare, quindi, era uno dei punti fermi della to do list della vita.

    Qui ho ritrovato un campionato di livello superiore rispetto a quello che avevo conosciuto, cresciuto grazie alla presenza di atlete, italiane e straniere, che stanno dando un contributo importante. Quando è stato il momento di valutare la proposta di Scandicci ho pensato proprio all’organico, alla squadra delle ultime stagioni.” Questa la spinta per dire di sì.

    La scintilla è scattata quando ho avuto notizia di questa offerta, della possibilità di giocare con atlete di così alto livello, compagne per me nuove. Una su tutte Zhu Ting che avevo incontrato solo da avversaria quando vestiva la maglia del VakifBank mentre io ero dall’altra parte della rete con quella dell’Eczacibasi.” La squadra che in panchina vedeva proprio Massimo Barbolini. Un’offerta che non poteva, dunque, non cogliere. “Saputo che lo avrei ritrovato a Scandicci, dopo l’esperienza in Turchia, non ho più avuto alcun dubbio.” E firma del contratto fu.

    Ma il motivo primo che l’ha portata in Italia, di nuovo, è un altro. “Beh, il mio sogno era di terminare la mia carriera in Italia.” SCOOP! “Ma non è detto che succeda in questa stagione!” Ok, per lo scoop attendiamo. C’è ancora tanto lavoro da fare, palloni e gioco da distribuire. Tutto il resto può aspettare. Compresa ogni sorpresa.

  • Savino Del Bene Scandicci fa il pieno a Trento

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per GetSportMedia] Un posto al sole, quello che cerca l’Itas Trentino. Un posto più in alto e ancora più al sole, quello che voleva e otterrà Savino Del Bene Scandicci con una vittoria in 3 set in terra trentina, una vittoria senza storia né repliche. In un campionato in salita per le padrone di casa a cui insieme ai primi punti in classifica manca ancora un po’ di amalgama e il recupero di giocatrici che al rientro potranno dare forza ad organico e anima. Mentre Scandicci perde per infortunio Enrica Merlo, per lei un intervento in settimana, ma proprio sulla strada che porta a Trento annuncia l’arrivo di Beatrice Parrocchiale. Materia di cui discutere da domani. Oggi è un match day, e a tutto il resto si penserà domani.

    ITAS TRENTINO  –  SAVINO DEL BENE  (16 – 25; 16 – 25; 18-25)

    FotoGallery del match di Riccardo Giuliani per GetSportMedia QUI

    PRIMO SET – Il primo punto di parziale e partita è un attacco out delle padrone di casa che però subito rimediano e cercano di rimanere in equilibrio. Anche se per poco. Perché poco dopo (3-5) inizia un break che porta le toscane sul 3-9 e alla chiamata del tempo da parte di Marco Sinibaldi. Ma il sestetto di Scandicci non si ferma. E completa l’opera con un salvataggio di Maja Ognjenovic di un pallone giudicato a terra dalla coppia arbitrale ma non rilevato tale al video (5-11), un vantaggio massimo di +9 raggiunto in più momenti del set e mantenuto fino alla fine, ben 7 punti a muro che compensano anche gli errori fatali, invece, per Trento. Finale un attacco di Lindsey Ruddins che chiude a 16-25.

    SECONDO SET – Trento rialza la testa (3-3) ma Scandicci è lì e sbarra la strada (sul 4-8 Sinibaldi chiede time out). Le padrone di casa cercano di recuperare e si rimettono in marcia (5-9) ma le toscane non si fermano e sul 7-13 è ancora gioco fermo, chiesto dalla panchina di casa. Nulla di fatto, però, perché poco dopo il tabellone segna un +9 per le ospiti. Proprio quando Trento torna metter palloni a terra (15-20) e Massimo Barbolini chiama le sue giocatrici. La risposta è il 16 – 25 firmato, in attacco punto, da Linda Nwakalor.

    TERZO SET – Trento parte bene e tien botta per i primi scambi ma poi Scandicci spinge e sul 6-9 arriva il time out trentino, per interrompere il buon turno al servizio di Francesca Villani (MVP del match) riuscendoci: un attacco di Ruddins recuperato a pochi millimetri da terra e il punto del 10-11 di Carli Dehoog potrebbe dare nuova linfa nella metà campo di casa. Ma il muro di Nwakalor, un altro dei 16 totali delle toscane contro i 3 delle padrone di casa, sul 10-14 sembra chiarire che Scandicci ha fretta di rientrare (mercoledì c’è la coppa). E così il finale è un attacco di Ruddins, ancora, per il 18-25.

  • Andrij Ševčenko al Festival dello Sport. La vita dopo il calcio e il gol della vita

    Andrij Ševčenko al Festival dello Sport. La vita dopo il calcio e il gol della vita

    [articolo e foto di Emanuela Macrì] È un’ovazione, una vera ovazione, quella che accoglie Sheva. E se, sì, il suo nome è Andrij Ševčenko per tutti era e rimane Sheva. A confermarlo il coro che accompagna il suo arrivo sul palco e trasforma il S.Chiara in S.Siro, l’Auditorium di Trento nella curva sud di Milano “Non è un brasiliano però, che gol che fa, il Fenomeno lascialo là, qui c’è Sheva!”. E lui si commuove mentre stringe la maglia della nazionale ucraina, quella con il numero 7 che porta il suo nome e gli viene consegnata da Alessandra Bocci e Alessandro Alciato, con lui a dialogare.

    Con sincerità e misura, doti che lo hanno fatto amare da tutti, in campo e in panchina. Dal popolo rossonero che non ha mai dimenticato il suo campione e dagli avversari che lo hanno sempre rispettato. Ma perché tanta stima, unanime? “Forse perché ho sempre tenuto fede agli insegnamenti dei miei genitori, i valori con cui mi hanno cresciuto. Il rispetto per gli altri e l’umiltà, prima di tutto.”

    Insieme all’amore. Per il calcio per la maglia rossonera, in particolare “perché il Milan è una famiglia”, quella del Pallone d’Oro vinto nel 2004. La stessa indossata calciando il rigore che per Sheva è il suo “gol della vita: il tiro dal dischetto (il quinto di cinque, NdR) a Manchester. Finale di Champions League 2003. 28 maggio. Contro la Juve” Davanti a lui la porta e Gianluigi Buffon. E una pagina di storia rossonera da scrivere. Tutto in un rigore. Tutto in un gol da realizzare o no per una coppa da vincere o no. Dopo quei secondi che son sembrati ore, quei metri lunghi chilometri per arrivare al dischetto, pensando solo a come calciarlo. Prima di una coppa alzata al cielo pochi minuti dopo da capitan Paolo Maldini.

    Ma c’è una vita anche dopo il campo. “L’addio al calcio è arrivato da solo. Quando ho sentito di aver dato tutto come calciatore. È una cosa molto soggettiva, un momento molto personale. Per me arrivato come un fatto naturale.” Anche se il calcio non perderà il suo campione e alla domanda se tornerà a fare l’allenatore risponde con un “ho bisogno della sport nella mia vita, non so vivere senza.”

    Prima, però, c’è un incarico da consigliere commissionatogli dal Presidente ucraino Zelensky. E qui con voce rotta, fa emozionare un auditorium intero quando bisbiglia “Scusate, non riesco a parlare della guerra.” Poi riprende fiato, con fatica racconta il suo paese oggi. E noi cediamo il passo. La cronaca di quei minuti finisce qui.

    Perché vogliamo finire questo articolo con il nuovo amore di Andrij Ševčenko, il golf e quel tiro perfetto che da un green improvvisato sul palco del Festival dello Sport di Trento fa planare la pallina direttamente nelle mani di Alciato, improvvisatosi buca per l’occasione. Mentre negli occhi di tutti e tutte le presenti quella pallina prende la forma di un pallone e ricorda “Non è un brasiliano però, che gol che fa!”. E quanta nostalgia di questo signore del calcio, campione d’umiltà ed eleganza tecnica.

  • Il presidente Mattarella alla Gazzetta dello Sport: “Seguo la pallavolo e i suoi successi”

    Il presidente Mattarella alla Gazzetta dello Sport: “Seguo la pallavolo e i suoi successi”

    “Non ho motivo di nascondere che, quando mi è possibile, seguo la pallavolo e i suoi successi”. Queste alcune delle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riportate dalla Gazzetta dello Sport in una lunga intervista a firma del vicedirettore Pier Bergonzi.

    Nell’articolo il Capo dello Stato parla dello sport italiano a 360 gradi, confermando ancora una volta il suo amore verso il volley, come evidenziato in prima pagina dalla Gazzetta dello Sport. Di seguito la domanda e la risposta riguardante la pallavolo.

    C’è una pagina di sport o un grande campione che ricorda in particolare?

    “Di grandi imprese sportive ne ho già citate alcune. Assistere alla recente vittoria di Wembley, con l’Italia campione d’Europa, è stata un’emozione e un motivo di orgoglio. Come anche alcuni trionfi delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi di molte squadre nazionali: nell’atletica, dal nuoto allo sci – come dire dal mare alle montagne -, dalla scherma alla pallavolo, da Bebe Vio a Paola Egonu. Non ho motivo di nascondere che, quando mi è possibile, seguo la pallavolo e i suoi successi. Mi lasci però citare un grande uomo di sport, Alex Zanardi. Una persona che ha sofferto e che ha sempre reagito. Ho presente il suo sorriso, il suo ottimismo. Zanardi ha testimoniato cosa sia davvero lo sport: prima di tutto gioia di vivere. Gli mando un grande saluto”.

    Le belle parole arrivano dopo che nel corso dei suoi mandati il presidente Mattarella per ben tre volte ha ricevuto al Quirinale le nazionali italiane: nel 2018 le azzurre per l’argento Mondiale, nel 2021 entrambe le nazionali vincitrici del titolo europeo e nel 2022 gli azzurri dopo il trionfo iridato.

    Tre anche le partecipazioni del Capo dello Stato a un evento pallavolistico: nel 2018 al match inaugurale del Mondiale maschile, nel 2022 alla finale di Coppa Italia Femminile e nel 2023 alla Finale di Coppa Italia maschile.

    “Questa mattina aprire la Gazzetta dello Sport e leggere le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata davvero una bella sorpresa – le parole del presidente Giuseppe Manfredi – In diverse occasioni ha dimostrato il suo interesse e la sua passione per la pallavolo e di questo tutto il nostro movimento gliene è riconoscente. Ad agosto e settembre organizzeremo in Italia gli Europei femminili e quelli maschili, la nostra speranza è che il Presidente possa venire a sostenere le azzurre e gli azzurri”.

    Terzo collegiale per gli azzurri in Val di Fiemme

    Terzo collegiale stagionale per i campioni del mondo che, dopo aver vinto il DHL Test Match Tournament, torneranno al lavoro in Val di Fiemme martedì 30 maggio. Questi gli atleti convocati dal CT Ferdinando De Giorgi: Marco Falaschi (Prisma Gioiella Taranto); Paolo Porro, Marco Vitelli (Allianz Milano); Yuri Romanò, Fabrizio Gironi, Edoardo Caneschi, Francesco Recine (Gas Sales Bluenergy Piacenza); Lorenzo Sala, Giovanni Sanguinetti, Tommaso Rinaldi (Valsa Group Modena); Leandro Mosca, Lorenzo Cortesia, Giulio Magalini (Withu Verona Volley); Davide Gardini (Pallavolo Padova); Damiano Catania (Top Volley Cisterna); Filippo Federici (Vero Volley Monza).

    A questi si aggiungerà un secondo gruppo di lavoro composto da: Riccardo Sbertoli, Alessandro Michieletto, Daniele Lavia, Oreste Cavuto (Trentino Volley); Leonardo Scanferla (Gas Sales Bluenergy Piacenza); Nicola Salsi (Valsa Group Modena); Tommaso Guzzo(Pallavolo Padova); Simone Giannelli, Roberto Russo  (Sir Safety Susa Perugia); Alberto Pol (Hrk Motta Di Livenza); Tim Held (Agnelli Tipiesse Bergamo); Simone Anzani (Lube Civitanova); Gianluca Galassi (Vero Volley Monza).

    Il collegiale si concluderà venerdì 2 giugno.

  • TFF71 La pattumiera dell’Artico. The North Drift, l’Elba e un fiume di rifiuti

    TFF71 La pattumiera dell’Artico. The North Drift, l’Elba e un fiume di rifiuti

    [di Emanuela Macrì – foto web] Premio Green Film al Trento Film Festival per The North Drift di Steffen Krones, un viaggio incredibile verso una verità che pochi conoscono ma tutti dobbiamo temere. L’Artico, quel luogo che nell’immaginario collettivo è abitato da candidi ghiacci e cieli tersi, sta soffocando in un mare di plastica e rifiuti. Come è possibile tutto questo? Come si spiega questo disastro silenzioso e galleggiante?

    Dresda, 51mo parallelo Nord. Isole Lofoten, 68mo parallelo Nord. I punti A e B del nostro viaggio nelle acque del fiume Elba che, passando per la città tedesca sfocia nel Mare del Nord portando con sé una, letterale, ondata di rifiuti. Quelli che poi colonizzano, tolgono ogni respiro alle coste della Norvegia e poi su, fino al mare Artico. È dimostrabile quanto sostenuto?

    Non solo, è pure dimostrato da Krones, il regista tedesco che dopo un viaggio alle Lofoten riparte dalla sua città, Dresda, per tracciare il percorso dei rifiuti lungo il fiume e grazie ad un’ideale bottiglia di birra, una boa dotata di GPS che vi nuoterà fino al mare Artico. Un’avventura incredibile, in compagnia di Christian, norvegese di origini inuit che da anni con il suo kajak segue progetti e, materialmente, si occupa di ripulire le isole che ha scelto di abitare.

    Le immagini e i dati che passano nel documentario sono sconcertanti. Alle tonnellate di plastica recuperate fanno eco quelle di microplastica, particelle minuscole e non intercettabili che finiscono nelle acque, nelle falde e nella catena alimentare. Consumare plastica per poi mangiarla. Senza preoccuparsene. Anche se dovremmo, prima che sia troppo tardi. Anzi no, perché troppo tardi lo è già. Ora possiamo solo, dobbiamo, limitare i danni.

    Quelli che hanno portato alle immagini di apertura, con una busta che galleggia in un mare blu, in mezzo a pezzi di ghiaccio. Ripensando allo stile di vita usa e getta che sta trasformando l’Artico, l’ecosistema tra i più complessi sulla Terra, in una pattumiera. Ripensando allo stile di vita che ci vede consumatori – inconsapevoli o disinteressati – dei nostri stessi rifiuti.

  • Playoff Promozione A2F, Trento mette il primo tassello nella serie

    Playoff Promozione A2F, Trento mette il primo tassello nella serie

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Tempo di finale, anche di stagione. Sul campo della serie A2 femminile si affrontano, al meglio dei tre incontri, le formazioni dell’Itas Trentino e della Valsabbina Millenium Brescia. Atto primo a Trento in una BLM Group Arena di fuoco con le padrone di casa mettere un’ipoteca sulla serie e intravvedere la massima serie. Senza certezza alcuna: mercoledì sarà tempo di gara2 e Brescia, di certo, non farà sconti.

    Itas Trentino – Valsabbina Millenium Brescia 3-1 (21-25; 25-17; 25-16; 25-18)

    Photogallery di Riccardo Giuliani per Get Sport Media QUI

    PRIMO SET – Brescia avvio diesel

    Primo pallone a terra di Carly Dehoog e padrone di casa subito avanti (4-1) con il murone Silvia Fondriest (7-3) ma Brescia accorcia le distanze con un ace di Claudia Consoli e un errore in attacco di Fondriest, riportando la situazione in equilibrio (7-7). Fino al muro Alice Pamio (16-19) e il time out chiesto da Trento che non si rivela utile a fermare la fuga delle ospiti. A loro la prima frazione per 21-25.

    SECONDO SET – Dominio trentino

    Le ragazze di Beltrami partono bene (2-3) ma poi Chiara Mason in attacco (8-7) e l’ace di Fondriest (9-7) aprono la cavalcata delle padrone di casa che passano per il 16-10, ancora di Fondriest, per chiudere un set con poca storia (25-17) segnato da un vantaggio massimo di 9 punti.

    TERZO SET – Padrone di casa e del campo

    Brescia si ripropone con un buon avvio (3-4) contrassegnato d auna serie di scambi lunghi e palloni che non vogliono toccar terra. Ma poi l’ace di Pamio (3-6) fa suonare l’allarme sulla panchina di Stefano Saia. Al rientro in campo prima un errore di Lea Cvetnic poi un pallone di Josephine Obossa che passa all’esterno dell’asticella rimette tutto in discussione (6-6), anzi segna un break per Trento (10-6) e il time out chiesto da Beltrami. I muri di Moretto 13-7  e 16-10 sembrano scrivere la fine di un set chiuso 25-16.

    QUARTO SET – Festa Trento

    Avvio con il buon turno al servizio di Moretto – meritato premio MVP –  ma Brescia non molla e con Obossa (4-5) prova a invertire la rotta le ragazze di Saia sono sempre lì a mantenere i conti in parità fino al 10-9 di Asia Bonelli che si rivela il biglietto di sola andata dell’intero match. Nonostante la tenuta in difesa di Brescia, che ì non smette di crederci ma nulla può e deve lasciare vittoria e pallino del vantaggio nella serie a Trento che chiude il set sul 25-18.

  • TFF71 Pionieri, Peter Moser e l’impresa omaggio sulle Pale di San Martino

    TFF71 Pionieri, Peter Moser e l’impresa omaggio sulle Pale di San Martino

    [di Emanuela Macrì – foto web] Togliere tutto: materiali, corde, compagno. Peter Moser, alpinista e guida alpina della Valsugana, Trentino, ha un programma in testa e una telecamera, al suo fianco, che lo seguirà nell’impresa. Per dare vita ai 32 minuti del film Pionieri di Alessandro Beltrame, presentato al 71mo Trento Film Festival nella sezione Alp&Ism.

    È il 10 agosto del 2021 e Peter non riesce a dormire. Troppa la voglia di dare inizio alla giornata e allora, in anticipo sull’orario previsto, eccolo correre verso l’obiettivo. Quello di ripercorrere, sulle Pale di San Martino, il cammino dei Pionieri, le guide alpine del Primiero Michele Bettega e Bortolo Zagonel con l’inglese Beatrice Thomasson che decenni prima di lui hanno affrontato ascese e pareti.

    Altri tempi, altro alpinismo, rivissuto nel film con l’inserto di sequenze in costume. Ma Moser fa di più e quelle vie, aperte ed esplorate in circa vent’anni, nella sua impresa e sotto i suoi piedi scorreranno nell’arco di una sola giornata. In un concatenamento ideato dalla guida alpina quale omaggio a chi lo ha preceduto, ad una dimensione della montagna che oggi non c’è più. Un percorso compiuto di corsa, sì, ma non di fretta. Per ritrovare le radici dell’alpinismo ma anche le sue stesse.

    Un percorso che scorre nel film di Beltrame accompagnato dalle parole di Maurizio Zanolla “Manolo” e Luciano Gadenz, mito dell’arrampicata il primo e storico dell’alpinismo il secondo. Dal Cimon della Pala, conquistato quando ancor è buio alla Pala di San Martino. E poi la Cima Canali, il Sass Maor e il Sass d’Ortiga. Fino Piz de Sagron. Correndo, scalando, pedalando in sella ad una MTB per un breve tratto. Senza sosta, senza fretta. Ma di corsa, questo sì. Perché 20 anni in un giorno rischiano di starci stretti.

  • Gaia Moretto, in campo come un in cerchio. Perfetto

    Gaia Moretto, in campo come un in cerchio. Perfetto

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Di perfezione e completezza ma, anche di un movimento continuo. Il cerchio è simbolo di tutto questo in questa che è una storia di cerchi, da chiudere. Sempre. La storia di Gaia Moretto, centrale dell’Itas Trentino, ballerina con un futuro da violista non fosse stato per “l’allenatrice U14 collega di Chions, società del pordenonese, insegnante e collega di mio fratello che aveva adocchiato una ragazza alta, una con il fisco adatto al volley. E che si era presentata a casa con la proposta di un posto in squadra.” Di dare inizio a una carriera, diremmo oggi con il senno di poi.

    La pallavolo sull’uscio di casa e tante altre attività da lasciare fuori. Dalla parrocchia agli scout, di lì a poco ci saranno solo palloni schiacciati a terra e ginocchiere “perché ho l’esigenza di far bene ogni cosa e quando decido di dedicarmi ad un’attività, lo faccio con tutto l’impegno che riesco.” Nata sotto il segno della Vergine, il più pignolo e perfezionista dello zodiaco, manco a dirlo. E contrassegnato da una decisa dinamicità.

    Dal Friuli Venezia Giulia e i primi passi nella provincia di Pordenone al massimo campionato italiano con la Imoco Volley di Conegliano, con una Supercoppa alzata e uno scudetto cucito al petto. E un’altra proposta “quella della società di Filottrano di vestire la maglia per la stagione successiva. Il momento, il mio momento. Quello di fissare di un posto da titolare conquistato prima e difeso poi, partita dopo partita. Un anno, peraltro, senza una vera conclusione a causa del lockdown, terminato prima del tempo ma, comunque, fondamentale per la mia crescita.” Una conquista, un cerchio che può dirsi, comunque, chiuso.

    E ora Trento, il ritorno in una piazza dove aveva già giocato per una stagione in serie A2. “La (ri)proposta della società trentina è stata un’altra (ri)partenza. Avevo bisogno di ritrovare il posto in campo e la sensazione, avuta sin dalla chiamata, è che non potesse esserci ambiente migliore per questo. Con questa squadra, tutta Testa&Cuore, con cui stiamo provando a fare qualcosa di bello, a chiudere l’anno nel modo migliore. Con questa società, oggi più strutturata sebbene molte delle persone che la compongano siano le stesse di qualche anno fa.”

    Una Trentino Volley che da anni gestisce un top team nel volley maschile “e si contraddistingue per la disponibilità, dote rara, all’ascolto.” Per Gaia che ascoltatrice lo è diventata “ma di podcast! Dopo la conclusione degli studi e la laurea magistrale in Scienze Motorie ho ritrovato materie a cui non avevo dato molto spazio. Tra queste la storia contemporanea che, invece, ho riscoperto, anche grazie alle vicende narrate nei podcast, appunto.” Con una preferenza per le storie di mafia e legate ai temi della legalità. E un personaggio da cui trarre ispirazione, una donna che il suo posto in campo l’ha conquistato e difeso: Nilde Iotti.

    Mentre Gaia Moretto da grande si vede insegnante “anche se a scuola mi accontentavo di galleggiare.” Un’eccezione per lei che prende ogni cosa, sempre e solo, sul serio. Con metodo e onestà: “Il pregio in campo è quello di saper tener in equilibrio grinta e tranquillità. Di saperli dosare.” E il difetto? “I difetti, al plurale, perché sono tanti. Ma quello che dovrò impegnarmi a correggere è sicuramente la scarsa dose di pazienza. Con me stessa e con gli altri.” Il prossimo cerchio da chiudere? Non c’è dubbio alcuno per questa centrale tutta Perfezionismo&Dinamicità. Ma anche tanto Testa&Cuore.

  • TFF71: Karma Clima. La montagna creativa e la forza dell’arte dei Marlene Kuntz

    TFF71: Karma Clima. La montagna creativa e la forza dell’arte dei Marlene Kuntz

    [ di Emanuela Macrì – foto fonte web] Uno studio di registrazione che trova casa in tre residenze d’arte. Un processo di cultura e creazione che trova nei temi della montagna e del mutamento climatico il motore per dare inizio a un cammino, sostenibile, artistico, fuori dell’ordinario. Karma Clima, presentato al Trento Film Festival 2023, nasce così, dalle mani, dalle note, dalla visione dei Marlene Kuntz, storico gruppo del cuneese che per i 30 anni di attività si e ci regala un progetto poi al centro dell’omonimo docufilm di Michele Piazza Karma Clima. Il mondo brucia, e noi?

    Il percorso, che vedrà la registrazione dell’album che porta il nome del progetto, vede nell’esplorazione di esperienze di provincia e nella forma laboratoriale, quindi collaborativa, le sue colonne portanti. Un cammino condiviso e multidisciplinare – a partecipare alle residenze ci saranno Elisa, Giovanni Lindo Ferretti, Piero Pelù, Marco Revelli insieme a tante persone arrivate con la pura curiosità di esserci, nel farsi di un processo – e tre luoghi montani della provincia di Cuneo quali motore d’ispirazione.

    Prima tappa a Ostana, 85 abitanti a 1.250 metri sul livello del mare, ognuno coinvolto in un (intelligente quanto riuscito) progetto di rigenerazione e riqualificazione territoriale. Quello di un’amministrazione che per 30 anni – la stessa età dei Marlene, sì – ha creduto nella bellezza così come nell’innovazione e conservazione. Nell’originalità. Trasformando, anche grazie al lavoro della cooperativa Viso a viso un luogo di fuga in un Borgo trai più belli d’Italia capace di accogliere e ospitare progetti in collaborazione con l’Università di Torino e il progetto internazionale Erasmus.

    Seconda fermata, Piozzo. Lì, con gli occhi (e le papille gustative) che si aprono sulle Langhe. Per una residenza d’arte ospitati nei locali del birrificio agricolo artigianale Baladin, nella sala con i muri che riproducono il tendone di un circo, trasformata in sala di registrazione per l’occasione. Un vero laboratorio artistico – agro – alimentar – culturale. Prima di arrivare alla terza tappa della Borgata Paraloup di Rittana. Dieci baite a 1.400 metri, il villaggio che ospitò il primo quartier generale delle bande partigiane di Giustizia e Libertà del cuneese e oggi sede della Fondazione Nuto Revelli autrice del recupero e della ristrutturazione del borgo. Un ritorno sostenibile alla vita, alla cultura e al lavoro in montagna. Come si autodefinisce.

    Un viaggio quello di Karma Clima e dei Marlene Kuntz tra i rumori, le suggestioni, i profumi e i racconti dei luoghi, delle storie e delle persone che ha incontrato. E che prima di trovare le giuste stratificazioni che daranno forma all’album definitivo, si trasferisce a Budapest per arricchirsi dei suoni della Budapest Art Orchestra. Per poi dare vita al tour, dal Muse di Trento al concerto di Verona e poi nella Mole Antonelliana, Museo Nazionale del Cinema di Torino. Per finire in un docufilm piacevole, ben scritto, avvolgente. Importante. Per ragionare sul cambiamento climatico e visitare alcuni dei luoghi di resistenza e riscoperta. Luoghi di una montagna contro.