Nel mondo della pallavolo esiste una figura importantissima ovvero il procuratore sportivo,  la cui attività  è la consulenza allo sportivo professionista nella ricerca del suo miglior contratto professionale, oltre alla eventuale gestione della sua immagine. Entriamo in questa sfera con Italo Marcotti, procuratore di un pezzo da 90, Francesca Piccinini, che ci aiuta a capire meglio chi è un procuratore, il ruolo che ha e avrà nel mondo del volley e ci spiega “come si gestisce una stella”.
VV – prima di tutto presentati, come sei arrivato a fare il procuratore sportivo?
Mi chiamo Italo Marcotti, ho 35 anni, sono emiliano e vivo a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza. Ho studiato presso la facoltà di Economia e Commercio alla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Divento procuratore di Francesca Piccinini per uno strano scherzo del destino. Non amo essere definito “procuratoreâ€, fra me e Francesca c’è un sincero rapporto di amicizia che dura ormai da molti anni. Diciamo che da buon amico trasmetto le conoscenze ricavate dallo studio e dal mondo del lavoro alle sue quotidiane necessità ed esigenze.
VV – In che cosa consiste l’attività di procuratore sportivo?
Francesca Piccinini dal punto di vista professionale è da definirsi un’atleta anomala in quanto oltre al lato sportivo vi è anche quello legato alla cessione dei diritti d’immagine. La Picci gode di un’immagine positiva e vincente, è una bellissima ragazza della porta accanto, stupisce tutti per la sua simpatia e semplicità , capace di trasformarsi nel manuale della tecnica pallavolistica ogni qualvolta veste la maglia della volley Bergamo o della nazionale italiana. Per questi motivi, oltre ai rapporti con il suo club d’appartenenza, devo gestire i contratti pubblicitari, le ospitate, le apparizioni televisive e quanto il mondo del lavoro ed in particolare del commercio richiede ad una delle più conosciute atlete del mondo.
VV – Il ruolo del procuratore sportivo nelle società di oggi.
Ritengo sia molto delicato. Il movimento della pallavolo italiana sforna ogni anno grandi talenti, le sorelle Bosetti ne sono un esempio, ma vive dell’immagine riflessa delle sue grandi campionesse come Piccinini, Lo Bianco, Del Core, e tutte le nazionali. Un buon procuratore deve saper offrire ad una società l’atleta giusto e dalle giuste caratteristiche atletiche, tecniche ma soprattutto caratteriali. In questi anni ho imparato che la pallavolo è un’alchimia composta da gesti atletici, strutture organizzative e tanta matematica. Guardate le società che vincono ogni anno, troverete molti comuni denominatori.
VV – Come si apre il rapporto tra un procuratore e un giocatore?
Sicuramente sulla stima reciproca e sulla fiducia. Due parole facili da scrivere ma molto difficili da creare ed alimentare. Penso che il rapporto debba essere almeno settimanale. Fra me e Francesca è tutto più semplice, siamo amici, ci sentiamo anche per raccontarci le quotidianità .
VV – Come si arriva a stipulare un contratto tra il giocatore e la società che è interessata?
Solitamente il Direttore generale e lo staff tecnico stilano un identikit del giocatore da ricercare sul mercato. Da li contattano i procuratori per conoscere le disponibilità . La trattativa segue la volontà di entrambe le parti ed è principalmente basata sul fattore economico e temporale. I grandi campioni invece sono storia a parte. Non sono ricercati, sono desiderati. Un grande campione sceglie un team anche valutando le competizioni, lo staff tecnico, lo staff medico e la visibilità che potrà ottenere durante l’anno sportivo. Ci sono poi atlete che diventano bandiere, tipo la Guiggi a Pesaro e la Piccinini a Bergamo. Le bandiere sono un pezzo della città , amate e odiate allo stesso tempo, ma da tutti rispettate.
VV – Secondo te come si evolverà questa figura? Tante giocatrici puntano ad avere il proprio cartellino.
Io credo che il movimento della pallavolo femminile dovrà necessariamente andare verso il professionismo. Crescendo il movimento crescerà anche l’indotto che lo circonda. Oggi i procuratori nel mondo del volley femminile sono pochi ma ben attrezzati. Fra qualche anno diventeranno più numerosi, con meno atlete in portafoglio, ma con maggiore qualità di servizio. Quasi un servizio con rapporto uno a uno.
VV – Sei il procuratore di Piccinini: facile o difficile gestire i contatti per questo pezzo da 90?
Facile perché le offerte arrivano senza essere cercate, difficile perché Piccinini è l’immagine del nostro movimento nel mondo, e come tale merita e richiede molte attenzioni.
VV – Tra procuratore e giocatore: per essere un “rapporto” continuo da cosa non si deve prescindere?
Dalla sincerità , anche se a volte fa male. Una giocatrice non vorrebbe mai sentirsi dire certe cose. A volte bisogna consigliare scelte che possono essere di sacrificio ed anche dolorose.
VV – Come è il rapporto con gli altri procuratori?
Io ho un ottimo rapporto con tutti. Ho però la fortuna di potermi fregiare dell’amicizia di chi gestisce il top della pallavolo mondiale. Caccamo, Raguzzoni, Saltini, grandi professionisti e uomini di valore. Sono felice di aver conosciuto nel mio percorso professionale nella pallavolo manager di alto spessore professionale.
VV – Quanto il procuratore cura l’ immagine del suo giocatore?
Io in maniera globale, ma Francesca è una delle pochissime spendibile a livello d’immagine.
VV – Ci sono delle regole base per il procuratore?
Mi ripeto, ma credo che le atlete condivideranno il mio pensiero. Correttezza, sincerità ed attenzione. Il resto è normale amministrazione.
VV – Il procuratore entra mai in contatto con Fipav e Lega Volley?
Ovviamente si. La Federazione impegna le atlete per circa il 30% del periodo dell’anno solare e con impegni ravvicinati ed importanti. La nazionale è un bene da tutelare e la concertazione nella gestione è importante. La Lega è la massima espressione del torneo a livello nazionale. Le atlete impegnate nella promozione del movimento concordano con la Lega impegni extrasportivi e di rappresentanza.
VV – Il vostro ruolo è osservare e scegliere: quanto incide il “fiuto” (cioè il pensare che X giocatore diventgerà forte), quanto i fatti ( cioè come realmente gioca X giocatore?)
I miei amici colleghi sono sicuramente più ferrati di me in materia, io mi occupo di atlete ormai affermate e che orbitano nell’ambito nazionale. Ma mi diverte ascoltare i commenti a bordo campo. Ricordo i primi commenti su Serena Ortolani, questa longilinea ragazzona romagnola dotata di impressionanti doti atletiche. Molto simili a quelli che oggi si ascoltano per le sorelle Bosetti anche se per Lucia, pallavolista anomala per la sua statura non proprio nella media, ormai si ragiona come se fosse una veterana anche se ha vent’anni.
VV – Non sempre il procuratore cautela il suo assistito: ci sono delle tutele legali in questi casi?
E’ naturale che il diritto e la giurisprudenza interessino anche il campo della procura sportiva, ma prima dovrebbe essere tracciato il confine della “non tutelaâ€. Ci sono atlete convinte di essere dotate di capacità adeguate per poter rientrare in ambito “nazionale†che non trovano spazio nei sestetti di partenza di team di media classifica. Ovviamente additano il procuratore quale manchevole di attenzione e di tutela. La verità è che il futuro di un atleta è depositato nelle mani dello stesso. A noi procuratori spetta il dovere del buon consiglio, ma alla fine non credo esista un allenatore tanto pazzo da far giocare un “brocco†a discapito del “campioneâ€. Tutto ciò per dire che spesso i problemi sono creati da chi vorrebbe essere pallavolista piuttosto che dal vero pallavolista.
VV - Cosa consiglieresti a qualcuno che vuole intraprendere questa attività ?
Prima di tutto di studiare, il procuratore moderno deve saper parlare le lingue, conoscere ed affrontare i diversi regimi fiscali europei e mondiali, conoscere il diritto e sapersi relazionare in pubblico e in privato. Capire di pallavolo è essenziale. Forse l’era dei procuratori sta lasciando il passo all’era dei manager.


mooolto bello questo servizio!!!
bellissima
grazieee