[Pubblicata su Il Corriere dello Sport – Stadio] E’  l’ultima sfida, il saluto con cui il mito abbraccia la piccola realtà cittadina e, voltandosi indietro, rivive i successi di una vita. La salvezza della MT Motori Elettrici Atletico Bologna nel campionato di volley femminile di B2 quest’anno dipenderà molto da Darina Mifkova, schiacciatrice che ha scritto a chiare lettere la storia della pallavolo italiana. Dopo i tanti successi a livello di club e con la maglia della Nazionale italiana (vestita ben 283 volte!), Darina ha deciso di dare l’ultimo colpo di coda ad una carriera che, per tanti anni, le ha fatto vivere emozioni che ora sono gelosamente custodite dentro il cassetto dei ricordi. Nel 2008 avevi deciso di smettere, poi la scelta di continuare a Viserba e, quest’anno, con l’Atletico. La tua storia nel mondo della pallavolo sembra non finire mai..
.«Avevo deciso di smettere, ma poi scelsi Viserba con cui ho ottenuto la promozione dalla B2 alla Bl. Quest’anno mi è arrivata la proposta dell’Atletico ed ho accettato, ma a fine anno smetterò sicuramente. A 36 anni credo di avere dato il massimo al mondo della pallavolo». Òggi che ruolo ha nella tua vita? «Sicuramente non quello di un tempo. Abito a Cervia, dall’anno scorso lavoro vicino a Santarcangelo di Romagna in un centro di riabilitazione, e, dopo essermi, laureata in Scienze Motorie all’Università di Urbino, a febbraio conseguirò la specializzazione in rieducazione funzionale. Oggi lavoro part time e sto ancora studiando, essendomi iscritta ad un corso di massofisioterapia ad Ancona in una scuola privata che frequento il venerdì, il sabato e la domenica». Un po’ difficile da conciliare con un impegno come giocatrice di pallavolo. «Giocare a pallavolo è sempre stato il mio lavoro ed ora continuo a farlo, anche se non ai livelli di prima. Con l’Atletico ho raggiunto un accordo per aiutare al massimo la squadra compatibilmente con i miei impegni scolastici. Quante partite giocherò ancora? Non lo so, dipenderà dai punti della squadra e dalla scuola. Non posso fare più di un certo numero di assenze».
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Dopo le massime competizioni internazionali e nazionali quest’anno punti alla salvezza in B2. La squadra ce la può fare? «La squadra ha ampi margini di miglioramento, essendo composta da molte giovani. Sono brave e forti, hanno solo bisogno di più convinzione nelle loro capacità , di un po’ più di carattere». Per questo ci sei tu. Avere un ex campione del mondo in campo dovrebbe dare sicurezza. «Campione del mondo lo sono, ma in campo non più. Ho 36 anni, tanti infortuni alle spalle e tanti impegni. Comunque, come ho sempre fatto, do il massimo per raggiungere l’obiettivo, in questo caso la salvezza». Dopo tanti successi, guardandoti indietro cosa ti resta? «Il ricordo più bello in assoluto è quello delle .Olimpiadi di Sidney nel 2000, perché, pur non vincendo niente, in quell’occasione realizzai il sogno che avevo da bambina». Quando guardavi tua madre che giocava ed allenava. «Mia madre Anna è stata una campionessa, ha giocato con la Nazionale cecoslovacca ed è stata anche la mia prima e migliore allenatrice. Le basi me le ha insegnate lei e al mio debutto in Al era vice allenatrice a Cassano».
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Da allora la pallavolo è cambiata. «Molto. C’è più precarietà e poca tutela. Si fa fatica a trovare soldi. Da Vicenza avanzo ancora cinque stipendi. Per fortuna ci sono anche società serie. Come l’Atletico». Guardando avanti come vedi il futuro? «Non vedo l’ora di finire gli studi e di costruirmi una vita serena».
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Damiano Montanarì/infopress



