[A cura di Emanuela Macrì – Foto Riccardo Giuliani] Un lavoro in Cina no, Martina Guiggi, non lo aveva considerato. Non fino al momento preciso in cui si trova tra le mani una proposta alla quale non se la sente di dire di no. E le cose cambiano: “Un’esperienza professionale fuori dall’Italia era nella lista delle cose da fare nella vita già da tempo – spiega la centrale, oggi alla Igor Gorgonzola Novara – anche se l’Asia, e la Cina nello specifico, non comparivano accanto alla voce ESTERO”.
Ecco quindi che l’inaspettato, come spesso capita, si trasforma in rivelazione e quella che sulla carta può sembrare una proposta (quantomeno) singolare diventa un’esperienza arricchente. “Non c’è solo una distanza siderale tra i due paesi, da rilevare. Ci sono una cultura – continua Martina – e un diverso approccio alla vita che incidono, anche, sulla professione. Non è stato tutto semplice durante il mio anno al Guangdong Hengda ma vivere campo e giorni, spogliatoio e palestra in una quotidianità tanto diversa da quella a cui ero abituata mi ha fatto crescere e capire molte cose. Lo scambio che nasce dal confronto insegna, sempre”.
E chissà se per le compagne, cinesi, di una stagione sarà stata la stessa cosa. Chissà se Martina avrà raccontato della sua carriera professionale così ricca e di quella bacheca personale già carica di titoli e trofei ma in attesa di impreziosirsi ancora.
Forse avrà raccontato della prima vera svolta della vita con quella chiamata al Club Italia che avrebbe dato qualche risposta alle domande sul futuro, cambiando il corso degli eventi. “Il primo vero banco di prova – racconta la numero 7 della Nazionale – il momento in cui la tua passione dialoga con la volontà e la dedizione, mettendoti faccia a faccia con il domani, tra gli impegni scolastici al mattino e quelli in palestra al pomeriggio. L’occasione per capire se sei pronta al sacrificio, a trasformare un’attività sportiva nel tuo lavoro. O, perlomeno, se hai intenzione di provarci”.
Provare a spiccare il volo, come poi di fatto sarà. Perché ad attenderla, qualche mese dopo aver salutato il Club, ci sono la massima serie e qualche stagione nelle file dell’Asystel Novara, che in panchina vede l’allenatrice cinese Jenny Lang Ping: un segno premonitore non rilevato come tale? Forse sì, per chi crede nel destino e nella circolarità del cammino della vita. Una teoria che questa volta gode, anche, del supporto del ritorno di Martina a Novara lo scorso anno, dopo dieci stagioni.
Perché “A volte ritornano” titolava Steven King, anche se questa è una storia vera; non un thriller e nemmeno uno di quei romanzi storici che sconfinano nel giallo di Valerio Massimo Manfredi che alla Guiggi piacciono tanto. Perché combinando leggenda e storia la riportano, piacevolmente, agli anni del liceo classico e alle ore dedicate a quegli studi che, dopo qualche anno e qualche esame alla facoltà di Conservazione dei beni artistici dovrà sospendere, per i crescenti impegni in campo. Ma che sta considerando di riprendere, magari cercando un indirizzo in design o architettura, perché non essendoci piani sicuri per il domani, potrebbe seguire le orme del papà. Potrebbe succedere.
Impegni crescenti, si diceva. Sì, perché dopo gli anni a Novara ci saranno le stagioni a Pesaro, con una pioggia di vittorie e tanto lavoro per ottenerle. Come quel primo scudetto conquistato nella stagione 2007/08 sotto la guida di Angelo Vercesi “E arrivato senza che fossi davvero pronta perché non immaginavo che sapore potesse avere. Non avevo ben chiaro cosa mi aspettasse anche se sapevo, sapevamo tutte, di volerlo. E lo aspettava, lo voleva, quella Pesaro che ha festeggiato con noi uno scudetto che era il coronamento di anni di impegno e sogni. La vittoria di una città intera”.
Ricordi di ieri che sembrano, però, lontani, perché sommati a tante gioie e qualche lacrima, vittorie e sconfitte che hanno formato la Martina di ieri forgiando quella di oggi. Quell’atleta adulta che oggi è un esempio per tutte le compagne più giovani “con tutte le responsabilità del caso e le attenzioni che ci vogliono – sottolinea la centrale di Novara – Ma è un ruolo che mi piace e di cui conosco l’importanza, perché non posso dimenticare quanto preziosa sia stata la presenza di alcune figure per me, da giovane giocatrice inesperta. Il riferimento rimane, comunque e sempre, la panchina, ma qualche parola, consiglio o un semplice sguardo d’intesa tra compagne possono sollevare tonnellate di sconforto e tutto lo scoramento che i primi anni possono riservare”.
Modelli che, a volte, possono essere lontani, come è successo a Martina, con il suo apprezzamento per una grande atleta del nostro volley con la quale non ha avuto il piacere, fino ad ora, di condividere la metà del rettangolo da gioco. “Di Manuela Leggeri – conclude la centrale azzurra – ho sempre apprezzato la grinta, quel suo modo di affrontare e di stare in campo, al di là del ruolo. Mi piace quella sua attitudine ad essere una leader”.
E chissà se anche Manu Leggeri condivide il motto, anzi il comandamento, di Martina Guiggi “Testa bassa e pedalare”. La cosa certa è che davanti a un curriculum e un palmares come il suo, ogni dubbio finisce per sciogliersi.
(Intervista raccolta a fine febbraio 2016)
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