Valentina “Piske” Arrighetti inizia a scrivere la sua storia pallavolistica nell’ ormai lontano 2000, quando venne scelta per entrare nel Club Italia. Sfogli le pagine del suo libro, ci leggi Padova, Firenze, Cavazzale; pagina dopo pagina ti trovi a Vicenza, il suo primo vero passo verso il volley di alto livello, fino ad arrivare ad un capitolo importantissimo ovvero la chiamata da parte della Foppapedretti. Un pizzico di fortuna, tanta voglia di emergere e trovare il suo posto al sole: dopo la maglia rossoblu arriva quella azzurra, in un percorso che la sta portando in alto, per scrivere pagine di volley ed esperienze di vita che le rimarranno dentro.
Fuori dal campo è una ragazza dolce, solare, anche un po’  timida. Quando entra in campo  è una vera agonista, grintosa, ha l’ argento vivo addosso, perchè lei a perdere non ci sta. Ormai Piske è un idolo per tantissimi tifosi, non solo rossoblu, per le emozioni forti che regala  quando gioca e per la sua disponibilità fuori dal campo.
Una intervista in cui trasmette la sua passione per il volley, ma che vi farà conoscere una ragazza con i piedi per terra,  legata alla famiglia, a Genova, la sua città …
(Foto De Marco, Cucchetti, Garavaglia, Monticelli)
D – Vale, come mai hai scelto il volley? Ma, soprattutto, lo hai scelto pensando man mano di poter diventare “grandeâ€?
Valentina “Piske” Arrighetti – Ho scelto la pallavolo perché…Anzi direi più che altro che la pallavolo ha scelto me. Sono sempre stata molto sportiva, sono arrivata in palestra perché degli amici di famiglia mi han detto “Potresti essere portata, sei alta, prova”. Ho provato! Sono sempre stata molto agonista e visto che riuscivo abbastanza bene ho continuato. Mano a mano ho capito che avevo le possibilità di andare avanti, ci ho sempre sperato e ho continuato a lavorare per questo.
D – Lo sport è una via per crescere e crescere vuol dire anche imparare a relazionarsi con gli altri. Ti ha aiutato la pallavolo in questo senso?
Piske – Sicuramente credo che uno sport di squadra possa dare tanto in questo senso, perché ti obbliga a relazionarti con persone spesso diverse da te, con idee e abitudini differenti dalle tue e quindi sei obbligata a diventare più tollerante magari su cose che prima non pensavi di poter tollerare.
D – Che emozioni ti dà la pallavolo? Lo sport è divertimento, a grandi livelli è ancora così?
Piske – Direi che lo sport in sé intanto è un gioco, è divertente, ma a certi livelli cambia se hai certe ambizioni di vincere uno scudetto piuttosto che una Coppa Italia. Hai addosso tanta voglia di fare bene. Non sono mai stata una grande estimatrice della frase “bisogna divertirsi”. Ti diverti quando fai le cose bene, quindi bisogna far le cose bene per divertirsi, io la vedo più così : – )
D – Negli sport collettivi i collegiali dovrebbero servire per diventare squadra, fare gruppo, al di là della sana competizione tra gli atleti o della scelta per chi dovrà scendere in campo. Sinceramente, i collegiali (nazionale) servono davvero per questo?
Piske – Non è una questione di competizione. In realtà quello che si fa come gruppo, come squadra, lo fai in campo quando ti alleni. Non conta se stai una settimana in collegiale o vivi una settimana come può essere nel club quando sei a casa tua. Conta quello che fai realmente quando ti alleni, quando sei in campo. Forse per il gruppo è peggio il collegiale, perché è una pressione comunque in più stare 24 su 24 ore insieme, è pesante per tutti. Quindi non penso aiuti in quel senso, ma non per la competizione.
D – Hai fatto esperienze importanti in nazionale, Universiadi, Wgp, Europei, Mondiali….Una escalation..
Piske – Eh si in effetti è proprio una escalation : – ) Sono grandi soddisfazioni, perché non sono una che si concede spesso di dirsi ” Brava, ce l’ hai fatta”, o frasi simili, ma in questi casi me lo sono detta e questo è tanto per me.
E come esperienze di vita, essere in posti con culture diverse? A me piace viaggiare, mi piace andare in giro, ma se sono con la squadra non riesco proprio e quando abbiamo la mezza giornata libera..mi riposo! Però mi spiace il fatto che non possiamo vedere i posti in cui siamo..
D – Emergere ad alto livello è difficile, ma lo è ancor di più mantenere le attese. Tutti si aspettano grandi cose da te: ti senti pressione?
Piske – Penso che la pressione più forte e le attese più pesanti da sopportare sono le mie, quelle che mi creo da sola più di quelle degli altri, perché avendo grandi ambizioni a volte è dura conviverci, ti vengono i dubbi sul fatto che magari ti sei chiesta un pò troppo. E’ quello il difficile per me.
Diciamo che tante attese su di te si sono avverate – Si, poi è il campo che parla, però io guardo al meglio e mi manca ancora qualcosa e so che quel passo che devo fare è il più difficile da compiere, perché è quel gradino che ti porta davvero in alto.
D – Sei un modello per tante ragazzine, perché come pallavolista rappresenti i loro sogni e la possibilità di arrivare in alto. Essere quindi punto di riferimento non solo nello sport ma anche nella vita quotidiana..Ci pensi mai?
Piske – Il più delle volte non ci pensi, ma quando capita…E’ difficile riuscire a vedersi come degli esempi di vita per tante ragazze piene di entusiasmo che vengono a guardarti. Ma alla fine diamo un buon messaggio, perché tutte le giocatrici che sono qua, sono persone che han dato il giusto peso ai sacrifici (e ne abbiamo fatti tutte tanti per essere dove siamo). E vedere ragazze che hanno sacrificato tanto per i loro sogni penso sia comunque un grande esempio.
D – Lo sport ad alto livello comporta stress e tensioni nervose che nel privato non dovrebbero entrare: è effettivamente così o fuori dal campo qualcosa ti entra nel privato?
Piske – Veramente per quanto mi riguarda è il contrario. Per alcune atlete so che è difficile non portarsi quello che succede fuori in campo, invece a me viene benissimo, anzi quando entro in campo non penso a nulla che succede fuori, ma se in campo va male non riesco a non portarmi fuori quello che è successo, non riesco a staccare, il lavoro è troppo importante per me, è la pallavolo. Certo sarebbe meglio a volte staccare, ma la pallavolo fa troppo parte di noi, è questa la verità , quindi fai fatica a staccare.
D – A livello mediatico la pallavolo non è uno degli sport più seguiti, eppure tantissimi giovani giocano a volley: cosa manca alla pallavolo per essere “di massa”?
Piske – Eh bella domanda..Beh non c’è uno sport più seguito dopo il calcio, l’attenzione è talmente concentrata sul calcio, tutto il resto passa un pò inosservato. Quando guardo la tv vedo che anche altri sport non passano molto più del volley. E’ proprio un discorso culturale, il calcio è troppo radicato…
D -Â Da 1 a 10 quanto conta la bellezza nello sport femminile e nello sport in generale?
Piske – Zero!! Secondo me non conta!! Ma lo penso veramente.
Si però ci sono atlete di livello diciamo medio, che riescono comunque a emergere perché hanno un bell’aspetto – Si qualche esempio si, ma veramente pochi rispetto ai reali valori che sono sul campo.
D – Torniamo indietro a quando hai iniziato a fare lo stacco ad un piede. Hai trovato difficoltà ? Quanto è difficile per un centrale da attacco a 3 passare su attacco a 2? Anche per il muro…
Piske – Per me il difficile è stato il fatto di imparare una cosa in un anno quando ce ne hai messi dieci per imparare il resto e farlo bene, quindi riuscire a colmare quel gap che c’è nelle ripetizioni del colpo che hai sempre fatto nella tua vita agonistica. Sul muro devi prendere più confidenza sul fatto che capita un giro in più con il palleggiatore.
Ti sei adatta molto bene comunque, non tutte le centrali riescono – A me è piaciuto molto fare l’attacco a due, lo rifarei volentieri. Ho bisogno di dedicarci più energie perché non lavoro sulla mia palla, perché non l’ ho ripetuta così tante volte come l’altra.
D – Vale, perché hai scelto di fare la centrale?Un ruolo che dipende molto dal feeling con il palleggiatore….
Piske – Bella domanda, perché se fosse dipeso da me non avrei mai scelto questo ruolo. E’ comunque un discorso di ambizione. Tutti mi dicevano “Secondo me tu puoi andare avanti facendo la centrale” e quindi ho sempre fatto la centrale per quello, perché volevo avere più possibilità . E mi sono sempre detta “Se non riuscirò a fare bene come centrale e dovrò accontentarmi di una categoria normale, allora cambio ruolo perché il centrale non mi piace”.
Hai sempre fatto il centrale? – Si, a parte con l’ under 18, mi avevano messo a fare l’opposto, ero già cresciuta e la crescita mi permetteva di fare un altro ruolo. E mi piaceva un sacco, avrei continuato a fare quello…
D – Tantissima grinta da dove arriva?
Piske - Io non so da dove arriva, la realtà è che se mi metti a fare qualsiasi gioco non c’è tanta differenza. Io voglio vincere.
Ma è un discorso di carattere? No, io fuori sono molto pacifica, ma quando c’è in palio qualcosa sono troppo competitiva, voglio vincere assolutamente. E’ sempre stato così, non è una cosa nata con la pallavolo. Quando ero piccola e giocavo a carte, i miei si vergognavano per le scene che facevo se perdevo. Pensa che mi divertivo a battere mio fratello alla playstation tipo 13-0, con 8 anni di differenza, cioè lui 4-5 anni eh : – )




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