Continuiamo a chiacchierare di volley con il Professore, ovvero Luciano Pedullà . Argomenti scottanti in questa seconda parte di intervista: i problemi della pallavolo italiana, il settore giovanile, nazionale, migrazione all’ estero…Un ringraziamento al Mr Pedullà per la sua disponibilità …(Foto Cucchetti).
VV – Mister i reali problemi del volley italiano..
Il problema principale è che , in serie A, non esiste la possibilità di programmare arrivando ad un obbiettivo in più anni (ma chi lo fa vince), e anche nei campionati di serie B, sono impegnate tante giocatrici esperte, e viene dato poco spazio alle giovani. Gli allenatori che insegnano le tecniche sono spesso troppo in ombra o, addirittura, senza squadra e le società non hanno interesse a sostenere il lavoro di chi, in palestra, ha pretese alte dalle giocatrici.
VV – La pallavolo italiana, come può rimanere ai vertici?
Lavorando molto forte con le nazionali giovanili. Sono sicuramente di parte, ma sostengo che i successi di oggi sono figli della programmazione di Motta, Bosetti e Delgado. Ricordo ancora quando a Montreux nel 1999 l’Italia sconfisse la Nazionale Russa: Togut, Piccinini e Lo Bianco telefonarono a Bosetti per dirgli che avevano ammazzato l’orso russo. “Per diventare grandi bisogna battere i grandi†rispose lui. L’ossatura di quella squadra era quella che aveva vinto l’argento ai Mondiali Juniores in Polonia nel 1997. Mai nessuno è riuscito a fare meglio.
VV – Settori giovanili e club Italia: cosa ne pensa?
Penso che siano strutture assolutamente positive ma che forse sarebbe giunto il momento che l’investimento della federazione non sia più centralizzato, ma che andasse in periferia. Spiego rapidamente con un esempio: sarebbe interessante che i tecnici del Club Italia girassero per tutti i settori giovanili, facendo stage, di due o tre giorni, con i club dei campionati di categoria, radunando presso un’unica struttura più giocatrici e squadre, ed insegnando il metodo di lavoro a atlete e allenatori. Questo, unito al lavoro dei selezionatori regionali, darebbe una proposta più qualificata a chi lavora con la base. In Italia manca il metodo e gli allenatori. Un allenatore per crescere deve imparare alle spalle di un grande tecnico, facendo anni di “apprendistatoâ€. Farei un Club Italia per gli allenatori, perché secondo me non mancano le allieve ma i maestri.
VV – Quanto durerà la migrazione all’ estero? E la perdita di tante fuoriclasse quanto limiterà il livello di gioco?
La migrazione all’estero è una grande opportunità di crescita per le giocatrici Italiane, che vanno è che restano, soprattutto se alcune società riuscissero a fare una politica lungimirante, investendo prima di tutto sui tecnici. La spettacolarità agonistica del gioco non ne perde forse ne perde quella tecnica; ma se non vogliamo che tra tre o quattro anni la Turchia ci passi davanti, non intendo fare del disfattismo, dovremo investire, immdiatamente, sul lavoro. Per ora non dobbiamo preoccuparci, sono due anni che le squadre Turche e Russe dovrebbero dominare in campo Internazionale ma su cinque Coppe Europee disputate ne abbiamo vinte cinque! La migrazione durerà fino a quando il … volley in Italy sarà nr.1.
VV – Il problema della nazionale è al momento non avere grandi ricambi soprattutto belle bande…nell’ immediato, da esterno, vede una soluzione?
Dobbiamo avere, come al solito, pazienza. Vitez ed Ortolani avevano intrapreso un percorso da schiacciatrici – ricettrici, sento ogni tanto parlare della possibilità di spostamento in zona 2 di Barcellini, ma per permettere alle giocatrici di essere all’altezza in ricezione bisogna avere determinazione e costanza. Siamo riusciti a fare crescere tante giocatrici straniere in Italia perché non siamo pazienti con le Italiane? Nell’immediato credo che le scelte del C.T. azzurro ci premetteranno di essere ancora tra i primi al mondo.
VV – 4 italiane in campo: quando sarà effettivamente possibile?
Ancora la regola non è attiva ma mi sembra di avere capito che lo dovrebbe diventare il prossimo anno. Però io non sono d’accordo sulle regole imposte. A Parma ci sono tre argentine ma giocano … con una sola straniera: non è una critica a Parma ma alle regole. La mentalità dovrebbe essere cambiata tra i dirigenti e i tecnici: dobbiamo credere che una giovane italiana debba avere le stesse possibilità che sono state date a Usic di giocare come ricettrice stando in campo. Magari mandando le nostre giovani all’estero dove possono giocare e sbagliare ma sono superiori in attacco. Piccinini fu brava e coraggiosa ad andare in Brasile. Il numero delle straniere può essere libero basta ricordarsi che le giocatrici italiane dominano il campo internazionale anche con le seconde linee (ricordate il torneo ad Abu Dhabi di due anni fa…)
VV – Alcune giocatrici che fanno e ha fatto parte della nazionale le ha scoperte e allenate lei: che effetto fa vederle così in alto?
Ovviamente molto piacere più che altro perché il percorso che ho indicato a loro non si è verificato errato.
VV – La più grande soddisfazione per un allenatore quale è, vincere a parte?
Vedere che gli altri perpetuino la tua “cultura†pallavolistica che il modo migliore per ringraziare gli insegnamenti che sono stati dati. Poi, citando Montali, la cosa più bella non è essere arrivati alla meta ma il viaggio che hai compiuto per farlo. L’hanno scorso siamo sempre arrivati secondi (Cev a parte), ma è stato bellissimo condividere alcune emozioni con Osmokrovic, Anzanello, Feng e tutte le altre. Momenti che non si dimenticano al pari di vittorie importanti come il secondo scudetto Juniores con Omegna.
VV – Come concilia scuola, famiglia, allenamenti, trasferte?
Ho una moglie ed una famiglia paziente e meravigliosa, un ambiente di lavoro fantastico, direi che tutto diventa molto semplice, soprattutto se agli allenamenti ci divertiamo e se vinciamo con la squadra.
VV – Cosa si impara dalla sconfitta, cosa dalla vittoria..
Dalla sconfitta si deve imparare dove si è sbagliato, ma non sempre è facile riuscirci. Alcune volte si fissa l’attenzione sull’obbiettivo sbagliato e questo ti impedisce di migliorare. Ma, bisogna credermi, sono molto critico con me stesso e cerco sempre di capire, prima di tutto dove ho sbagliato e, dove non ci riesco a capirlo, mi piacerebbe avere vicino persone che mi potessero far capire i limiti del lavoro che ho fatto. Alcune volte, però, ho impressione che le critiche possano arrivarmi per la convenienza di chi ha voluto fartele, ed allora non riesco a dare una valutazione precisa al percorso sbagliato. La vittoria ti insegna che quello che hai fatto è andato bene e che da quel momento puoi e devi migliorarti.
VV – Talento e genio: un es. nel volley?Cosa è il vero talento, cosa è la vera genialità ..
Sono assolutamente convinto che nella vita tutti possiedono un talento, ma che sia molto difficile definire quale sia quello personale. Il mio, credo, è la determinazione: non ho mai giocato a pallavolo, ed all’Isef non ero sicuramente la persona che aveva i migliori presupposti per entrare nel mondo della pallavolo. La voglia di realizzare il mio sogno (andare da protagonista ad una Olimpiade), mi ha portato ad impegnarmi a discapito di tutto il resto, famiglia (mi sono sposato tardi), amicizie ed anche guadagni, massimamente, ogni giorno, per quasi 10 anni. Dopo ho raccolto quanto ho seminato, forse anche di più. La genialità appartiene alle persone intelligenti e coraggiose ma è sempre meglio agire piuttosto che rimanere immobili. E’ geniale chi agisce con competenza e tempestività .
VV – Pedullà si considera un bravo allenatore??
Mi considero una bravo allievo che ha avuto Grandi maestri.


Mi aspettavo qualche replica alla bibbia Pedulliana….così mi era parso sulla riva del Lago Lemano.
eh magari zio!
Qgnuno di noi ha le proprie idee,pero ‘ penso che : 1) Le celebrazioni sulla bravura o meno di un individuo non possono esser innescate dal medesimo.2)L’aura di presuntuosa supponenza che circonda tutto cio’ che e’ “giovanile” ha sinceramente stufato 3)Il non aver mai giocato e’ una grave pecca 4)Nel palmares del Sig, Fenoglio ,forse ci sono piu’ vittorie5) I maestri indicati si commentan da soli,un poareto brasilero e un’altro paio,defenestrati dai loro stessi giocatori6) Non si fa alcun cenno delle figuracce da cioccolataio fatte in giro(Chieri,Sassuolo e Novara quest’anno)7)Pretendere che le societa’ investanoin attivita’ assolutamente non tutelate(alta e continua predazione da parte club Italia e Clubs tipo Bg ,in cambio di mancette),per alimentare il personale divertimento mi par scorretto8) “forse ” le favolette che si bevono le ragazzine ed i loro genitori, non possono essere le medesime per Feng,Leto,Tom e Kirillova.9)Il tanto celebrato “vivaio” dov’e’?? Bechis??? Ma non e’ di Torino??10) Aver gestito un gruppetto bravo circa vent’anni fa………………,mica nessuno pontifica per aver scoperto Gioli,Barazza,Togut e Mello!! Ciao. .