Home / Vivovolley / Campionato / Serie A2 / Paolo Amendola: “Per migliorare bisogna imparare da tutti”

Paolo Amendola: “Per migliorare bisogna imparare da tutti”

Paolo Amendola, classe 1980, è il giovane allenatore che ha guidato il Cuatto Giaveno portandolo all’ obiettivo primario ovvero la salvezza, alla sua prima esperienza da head coach. Si è affacciato al volley ricoprendo il ruolo di alzatore, poi dopo una Laurea in Scienze Motorie, ha conseguito un Master triennale di alta specializzazione per lavorare nei settori giovanili fino ad arrivare in A2 come braccio destro di Bruno Napolitano. Conosciamolo meglio attraverso questa intervista in cui, come sempre, si parla di volley a 360°.

1 – Paolo come è iniziata la tua carriera di allenatore?

Ho iniziato durante l’ultimo anno di liceo, di pomeriggio aiutavo una persona ad allenare nel minivolley e la sera mi allenavo da giocatore. Dall’anno seguente, ho cominciato a studiare presso la Facoltà di scienze Motorie, la passione da “allenatore” è cresciuta ed ho appeso le scarpe al chiodo per dedicarmi completamente a ciò che poi avrei voluto fare nella vita. Varie esperienze a diversi livelli per poi approdare in serie A nel 2008.

2 – Per due anni sei stato vice allenatore: nello specifico ci spieghi cosa hai fatto e cosa fa un vice allenatore?

Ho avuto la fortuna di poter allenare a Milano, la mia città, ed il secondo anno a Chieri, una piazza importante e di tradizione. In entrambe le stagioni seguendo Bruno Napolitano, dalla quale ho colto diversi input. La figura del “vice” è molto particolare e di estrema importanza, non si occupa solo di aspetti tecnici-tattici, ma “percepisce” gli umori dello spogliatoio e spesso ne gestisce alcuni equilibri. In questi due anni mi sono occupato principalmente dello studio della squadra avversaria da un punto di vista tattico per essere di supporto al capo-allenatore.

3 – Quest’anno sei stato head coach: hai trovato qualche difficoltà inizialmente?

Quest’anno è stato il mio primo anno in serie A in qualità di capo-allenatore e sinceramente sentivo il bisogno della guida di un team; infatti negli anni precedenti al 2008 avevo sempre fatto da primo allenatore. Non ci sono state particolari difficoltà inizialmente poiché fin da subito abbiamo lavorato con precisi obiettivi e ruoli definiti. Essendo una gruppo creato dal nulla ed alla sua prima esperienza in serie A, bisognava portarlo ad essere una squadra nel più breve tempo possibile per raggiungere il nostro obiettivo. Proprio per questo motivo, da parte mia, c’è molta soddisfazione per aver raggiunto, ancor più in situazioni di difficoltà di vario tipo, l’obiettivo stagionale della salvezza che ci eravamo prefissati.

4 – Parlaci della A,2 che campionato è..

In questi tre anni mi sono occupato personalmente di definire un modello di prestazione del campionato di A2 ed anno dopo anno mi sono accorto che è un torneo in continuo mutamento. Sicuramente avvincente ed al contempo molto incerto per diversi motivi; la classifica a fine regular season di quest’anno ne è una prova. Sovente capita di avere alcuni risultati inaspettati: una giocatrice indisponibile o anche più semplicemente sottotono in una partita può spostare gli equilibri di un team, poiché la differenza tra il 70% delle squadre è lieve.

5 – Cosa serve secondo te per essere un buon allenatore agli inizi della carriera?

Dal mio punto di vista, per qualsiasi ragazzo che vuole far carriera nel lavoro è importante essere ambiziosi e determinati. Un giovane allenatore deve essere necessariamente competente, organizzato e sicuro. Solo così è possibile analizzare le molteplici situazioni negative e/o positive che si presentano durante la stagione, per definire soluzioni e programmare nuovi obiettivi. Ma la cosa più importante è imparare da tutti per migliorare, sempre.

6 – Si dice che gestire le donne non sia facilissimo: che ne pensi?

Sicuramente le dinamiche di gruppo che si instaurano all’interno di un team di donne sono diverse e  più complesse rispetto al maschile. La competizione in un gruppo femminile non si misura solo in termini agonistici, ma anche in situazioni extra-sportive che molto spesso portano a conflittualità tra singoli ed all’interno del gruppo. In questo senso il ruolo dell’allenatore è più complesso, ma anche personalmente molto costruttivo.

7 – Può capitare che un allenatore, tra l’altro giovane, sia oggetto di gossip con qualche giocatrice: cosa ne pensi?

Il pettegolezzo è il primo sport preferito dagli italiani. Purtroppo a volte capita in taluni ambienti, laddove non sia possibile “colpirti” per il ruolo lavorativo che rivesti, che ti tocchino come “persona”. Io dico sempre che nello sport non si può barare, i risultati sono oggettivi e diretti, si vede subito se un allenatore ha raggiunto il risultato prefissato. Purtroppo, i maligni, per screditarti le pensano tutte; quale miglior maniera ci può essere nel danneggiare una persona con voci infondate e pretestuose sulla sua vita personale? Fortunatamente le persone intelligenti giudicano in base alla competenza e professionalità e non in base alle chiacchiere da gossip di qualche invidioso messe in giro per nuocere.

8 – L’ ambizione per un allenatore quanto conta..

Essere ambiziosi è importante ma non deve risultare limitante. L’ambizione è la prima forma di auto motivazione che ognuno di noi possiede, chi ne ha molta cerca di spostare “l’asticella” dei propri obiettivi sempre più in alto. Bisogna però saper maneggiare con cura le proprie ambizioni, è necessario non perdere mai di vista la realtà ed essere sempre sinceri con se stessi per non diventare egocentrici

9 – Che giocatrice ti ha colpito quest’anno? Qualche nome che sentiremo arrivare in alto…

Non mi piace mai parlare dei singoli ma se devo fare un nome mi piace ricordare Alessia Midriano che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante alla sua prima stagione in serie A, grazie alla sua ambizione e voglia di migliorarsi. Come dire, il lavoro paga!

10 – Il tuo prossimo step, quale sarà?

Quello che dovrà ancora realizzarsi…

11 – Progetti estivi?

Per ora sono tornato nella mia città e mi sto godendo il mio fantastico nipotino. Per ora non so ancora dove trascorrerò le vacanze estive. Nell’immediato sicuramente conto di trascorrere un po’ di tempo alle terme, un luogo alla quale associo dei bei ricordi.

12 – La pallavolo per te è un vero mestiere o prima di tutto una passione?

La pallavolo adesso è un lavoro ma è sempre stata e sarà sempre una passione

13 – Si può dire che spesso l’ allenatore è il capro espiatorio di una stagione negativa?

L’allenatore è il responsabile tecnico di una squadra ed è la persona che deve rendere conto in primis del rendimento del suo team. Ovviamente in generale è più semplice focalizzare la propria attenzione sull’operato di un allenatore, mentre è meno utile fare lo stesso nei confronti di tutto ciò che sta intorno alla squadra. Come si dice? La vittoria è figlia di cento padri, mentre la sconfitta di uno solo.

14 – La tua squadra dei sogni…

Una squadra al cui interno il singolo si mette al servizio del collettivo, anteponendo i tornaconti personali per raggiungere obiettivi comuni.

15 – Prima della partita come ti prepari?

Vivo il giorno della gara come se fosse uno dei tanti, visto che il lavoro di preparazione è già avvenuto in settimana. Una curiosità? Nelle partite in casa, tra la seduta mattutina e  la partita mi metto a fare le pulizie sennò non ho mai tempo di farle… Quest’anno mi hanno preso molto in giro per il mio ordine

16 – Si dice che il livello del volley femminile sia calato rispetto agli anni indieto anche perchè si utilizza meno tempo per lavorare sui fondamentali e sulla ripetizione..che ne pensi?

Seppur alleno da qualche anno in serie A, ho trascorso molto tempo nelle mie esperienze precedenti con squadre giovanili o di serie che contenevano giovani interessanti a livello nazionale. Indubbiamente il livello tecnico è calato e la percezione di questo “problema” è alta. Purtroppo il discorso è complesso e non è semplice affrontarlo in poche righe. Mi sento di dire che la priorità del giovanile dovrebbe tornare ad essere la formazione di giocatrici sul modello del giovanile, poiché “scimmiottare” la pallavolo di alto livello non serve a nessuno. In serie A il tempo da poter dedicare alla tecnica individuale ed al lavoro analitico è limitato, gli obiettivi sono diversi e soprattutto gli interessi di tipo economico cambiano notevolmente. Provate a guardare in alcuni campionati esteri principali quante giocatrici della nazionale juniores giocano titolari nella squadra di club…

17 – E’ importante che un allenatore sia stato prima giocatore?

Può essere importante ma non indispensabile

18 – Cosa ti ha insegnato fino ad oggi la pallavolo?

Ho imparato da questo bellissimo sport che se ognuno di noi crede in ciò che ama, può tentare di far coincidere la passione ed i sogni con il proprio lavoro…

Lascia un commento